Si è concluso il primo faccia a faccia fra il premier Gentiloni e Donald Trump in un’atmosfera accogliente e piena di sorrisi, nonostante, come tutti si ricordano, l’Italia fino all’ultimo avesse tifato apertamente durante le presidenziali per la candidata Clinton.

Il tema centrale del bilaterale che ha trovato uniti i leader è stato il terrorismo e la lotta a Daesh, Gentiloni ha inoltre ribadito la necessità di coinvolgere la Russia nella soluzione delle crisi internazionali. Sulla questione libica invece, fondamentale per l’Italia, il messaggio di Trump è stato chiaro: nessun aiuto, l’America è già troppo impegnata in altri teatri. Per tirare le somme del bilaterale Trump-Gentiloni Sputnik Italia ha raggiunto Andrea Cucco, direttore di Difesa Online.

— Andrea, che idea ti sei fatto del primo bilaterale fra Gentiloni e Trump, svoltosi in un momento di forti tensioni internazionali?


©
AP Photo/ Mary Altaffer

— Mi è sembrato quasi divertente, in quanto i contenuti sembravano scritti addirittura nel 2015, se non vi fosse stato il riferimento ai complimenti per i bombardamenti alla base siriana in seguito all’uso “certo” dei gas da parte di Assad. Quello che fa sorridere è che già nel 2013 ci furono precedenti usi di gas e lo stesso Obama avrebbe avuto meno problemi a bombardare la Siria, ma non lo fece. Saltò fuori dopo che ci fu un uso distorto di quel gas da parte della ribellione.

Le certezze di Gentiloni lasciano perplessi, inoltre ancor prima di aver accertato responsabilità, molti sono partiti in quarta complimentandosi con Trump per quel bombardamento. Questa mossa da parte di Trump è stata magistrale in quanto ha messo a tacere tante critiche, che hanno tutto a che fare tranne che con la Siria e i rapporti con la Russia. Sembra che sia iniziato un nuovo spettacolo sulla scena mondiale: prima si spostavano solo delle pedine sulla scacchiera, adesso c’è un presidente che muove anche il cavallo, l’alfiere. Un presidente che si muove direttamente e non usa altri per fare il lavoro più o meno pulito.

— In che atmosfera si è svolto questo incontro a tuo avviso? Quali sono stati i momenti salienti?

— Gentiloni mi è sembrato spaesato in questo nuovo corso, perché pare risponda alle vecchie logiche. Sicuramente avrà avvertito che il presidente è cambiato, ma forse non ha messo a fuoco il fatto che chi ha davanti non appartiene alla precedente amministrazione. Le certezze di Gentiloni sull’uso di gas da parte di Assad in Siria lasciano perplessi. Al di là di quello che si riferisce sulla stampa, chi ha posti chiave di governo sa benissimo cos’è successo in realtà, perché le informative arrivano, come arrivavano anni fa. Ci sono senz’altro informazioni su quello che avviene sul terreno in Siria. Fa sorridere che Gentiloni si permetta certe sicurezze, quando tutto da subito andava contro la responsabilità siriana nell’utilizzo di quei gas.
Uno dei punti chiave che sta a cuore a Gentiloni, e si è capito da subito, riguardava il teatro libico. Precedentemente ci sono stati degli accordi con il primo ministro e con il segretario della Difesa inglesi a Roma: l’atteggiamento del governo italiano si è tradotto in un appoggio all’Inghilterra per esempio nei confronti dell’espansionismo russo. È una cosa che mi ha fatto estremamente arrabbiare in quanto agli inglesi tutto interessa tranne che contenere un surreale espansionismo russo, in quanto questo non esiste. La questione centrale è la Libia e gli inglesi sono protagonisti nel voler arraffare il più possibile in quel Paese.

— Trump durante l’incontro con Gentiloni ha escluso un maggior coinvolgimento degli Stati Uniti nel teatro libico. Che cosa significa questo per l’Italia?

— Si tratta di un invito a non farsi illusioni sulla possibilità di essere guidata ancora in decisioni di politica estera. L’Italia si sente un po’ sola ed è finita in pasto agli inglesi. In Libia quello che ha stizzito gli “alleati” inglesi è che ci sia stato un intervento da protagonista da parte della Russia, dovuto ai rapporti di lunghissima data nel Paese. Tutto quello che si manifesta nella politica estera europea spesso è in chiave libica: gli inglesi non hanno mai sopportato che Haftar abbia chiesto e ricevuto un sostegno maggiore dalla Russia. Gli inglesi, come riferiscono alcune fonti libiche, hanno cercato da anni di dividere il Paese, ma gli è andata male. Digeriscono molto male questo nuovo protagonista nella soluzione della questione libica.

Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono già impegnati in tanti fronti e che non hanno interesse a supportare ancora la stabilizzazione della Libia. Nonostante questo credo che una reale amicizia fra Stati Uniti e Russia sia trapelata dal fatto che Trump ha annunciato che inviterà presto Serraj e Haftar alla Casa Bianca. Questa mossa credo possa essere risolutiva e soprattutto utile a chi nella questione libica si gioca interessi politici ed economici.

— Si è parlato al bilaterale anche di terrorismo, fra l’altro la notizia sull’attentato di Parigi è arrivata in diretta. Gentiloni ha sottolineato che per la Siria deve esistere solo una soluzione negoziale, non militare. “Quest’anno si può sconfiggere Daesh” ha aggiunto il premier italiano. Secondo te è possibile una soluzione politica e una cooperazione internazionale, in primis fra Stati Uniti e Russia?

— In Siria c’è stato oltre un milione e mezzo di morti e quei morti sono stati causati principalmente da ingerenze di Paesi per lo più occidentali e mediorientali, che hanno finanziato, armato, addestrato e mandato lì migliaia di jihadisti e terroristi. Dopo anni di violenza parlare di soluzione politica è come farsi passare per dei santerelli dopo aver brutalizzato e violentato un’intera nazione.

È un teatro ancora instabile in cui comunque le forze di Damasco, grazie all’aiuto della Russia, hanno riscontrato negli ultimi tempi un successo crescente e stanno riconquistando quasi tutto il Paese. La soluzione politica credo che sarebbe auspicabile per raggiungere una pace immediata, ma ingiusta nei confronti dei troppi morti che ci sono stati finora. Per quanto possa essere osceno dirlo una soluzione militare sarebbe la cosa più giusta per rendere giustizia ai troppi caduti, anche se si tratta di un Paese che rischia di essere frazionato in tre-quattro parti. Questa sarebbe una sconfitta.

— Una strategia comune è necessaria. Anche un’azione militare dev’essere congiunta, no?

— Trump, criticando la precedente amministrazione, ha sottolineato che la lotta all’Isis non ha mai raggiunto tanti risultati come negli ultimi tempi. Da quando la coalizione ha iniziato a bombardare sul serio l’Isis gli effetti si sono visti infatti, prima si trattava di una messa in scena durata anni. Ricordo le critiche dei piloti americani che mentre inquadravano obiettivi dell’Isis vedevano temporeggiare l’autorizzazione ad attaccare finché non finiva il carburante e tornavano indietro.

Adesso c’è un cambio di marcia, è iniziato un nuovo corso in cui però i protagonisti vanno interpretati, è grossolano giudicare Trump, Putin e la Corea del Nord. Bisogna comprendere bene qual è il gioco reale e in questo momento vedo molta speranza, in quanto prima erano tutti buoni, ma facevano porcate alle spalle. Oggi Trump, che appare come un pazzo e un guerrafondaio, in realtà credo si muova molto meglio e sia più utile alla pace mondiale, soprattutto ai rapporti fra gli Stati, primo fra tutti con la stessa Russia. Più di quello che si voglia fare apparire.

L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.


Source link Original Sputnik Novosti

Leave a Comment